lunedì 21 aprile 2014

Segnalazione romanzo

BUONA PASQUA A TUTTI. In ritardo. Vabbe', buona pasquetta?
Volevo segnalarvi un romanzo...



Titolo: TREGUA: Il segreto
Autrice: Ilaria Goffredo
Trama: Puglia, gennaio 1943.
Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte.
In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, costretta dalla guerra, dall’odio e dall’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.
Prologo:
Le mani bruciavano, ma non gli importava. Non avrebbe più avuto un’occasione come quella. Il tafferuglio che aveva provocato quell’imbecille di Gustav era stato sufficiente a far allontanare Schmidt dalla sua postazione di guardia. Peccato che il sergente non sapesse che lui aveva rubato le chiavi di due celle con l’aiuto di Domenico. Il fatto che Domenico fosse morto improvvisamente per una strana malattia era un altro paio di maniche. Pace all’anima sua.
Si concentrò sui movimenti delle gambe, evitando invece di focalizzare l’attenzione sui palmi sanguinolenti che sfregavano contro il terreno umido e lercio. Magari si sarebbe ferito su quel quadratino di pelle che ospitava l’aquila delle SS, spregevole dono che Schmidt aveva voluto imprimergli addosso dopo che l’aveva riacciuffato per la terza volta.
Il primo maglione si strappò contro il filo spinato. Gli sfuggì un sorriso. Dopo sei tentativi di fuga aveva memorizzato ogni dettaglio necessario alla riuscita dell’impresa. Stavolta era tutto perfetto, ce l’avrebbe fatta.
Sentì d’improvviso il rimbombo di due spari provenire dal piccolo agglomerato di celle al limitare del campo e imprecò tra i denti. Si immobilizzò per un istante, sperando che gli indumenti scuri mimetizzassero la sua figura contro il marrone della terra, ma poi si riscosse e si affrettò a superare anche la seconda recinzione. Ne mancava solo una, non doveva perdere tempo.
La guardia in cima alla torretta più vicina cominciò a urlare qualcosa agli uomini che, ora poteva udirli più nitidamente, battevano i tacchi degli stivali sul selciato alle sue spalle. Non passarono che pochi secondi prima che un proiettile gli sibilasse accanto all’orecchio. Si sentì scuotere da un tremito ma anziché abbandonarsi alla paura, la sfruttò per incamerare maggior energia nelle braccia e nelle gambe. Strisciò, imprecò, si strappò gli abiti e si ferì il viso. Ce l’aveva quasi fatta. Dall’altra parte la foresta. Fredda e per nulla ospitale, ma sempre meglio di Sachsenhausen. In un flash gli ritornò in mente un bosco di mandorli e ulivi solcato dal corso sottile di un ruscello, sua sorella che strillava impacciata mentre lui le insegnava a nuotare. Dannazione, doveva tornare da lei.
Allungò una mano verso la libertà. Prima che potesse afferrare un sasso ben piantato, si sentì esplodere il petto. Un dolore così devastante da bloccare la mente e il respiro. Un liquido dai barbagli cremisi effuse vapore sul terreno freddo.
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