giovedì 16 luglio 2015

The Death




Per oggi la rubrica "Dillo in versi" con una poesia che ho scritto un paio d'anni fa. Spero vi piaccia.

The Death


Ascolta,
il dolce suono della mia voce.
Senti,
le mie parole soavi.
Annusa il mio odore pungente.
Guarda,
la mia velocità nel conquistarti.
Hai capito chi sono?
Apri gli occhi e osservami
mentre ti conduco in un mondo migliore.
Sono nera e lucente,
letale e splendente.
Hai capito chi sono?
Ti prendo ciò che hai di più prezioso,
il tuo corpo lo lascio a lui,
mio aiutante giocoso.
Ti prepara e ti veste,
ti cuce le ferite con le sue mani leste.
È veloce nell’inganno,
ti fa sembrare dormiente,
il tuo corpo ai tuoi familiari mente
per farti sembrare più viva.
Hi capito chi siamo?
Ti do un aiutino.
La Morte ed il becchino.
Ci mette il suo amore,
essere incompreso,
m non se ne preoccupa,
dal suo mestiere è preso.
Se facessero ai morti una semplice domanda:
“Secondo te la morte inganna?”
Tu come risponderesti, povera anima sola?
“No, è più dolce di una nonna,
migliore di una comune donna,
sempre lesta
e nefasta.
È patetica e grottesca.”
Un’altra piccola domanda.
“Il colore della morte?”
“È bianca e candida,
più del lenzuolo in cui i miei familiari mi hanno avvolta
più del cielo che ho guardato per l’ultima volta
più del sorriso del mio primo amore”
Il becchino è grigio e nero.
Lui deve rimanere serio.
Il becchino infine ride.
“Hai paura?”
Lo chiedo sempre.
E loro ridono come il becchino.
I familiari piangono tutte le proprie lacrime,
finte e vere,
sbagliate e sincere.
“Perché vi disperate, io sto ridendo!”
E così vanno impazzendo.
Non li capisco i familiari.
Piangono.
Solo quattro persone ridono:
io,
il morto,
il becchino
e l’assassino. 


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